Un vademecum per l’Ads

Pubblichiamo il materiale presentato da Massimo Parravicini, Commercialista e Ads, al corso promosso da Fianco a Fianco: un utile strumento per chi vuole avere maggiori informazioni sull’Ads nel rispetto della legge, che ne tratta puntualmente elementi tecnico giuridici essenziali.

 

I temi trattati

  • Legge istitutiva n° 6 del 2004
  • Compiti dell'Ads
  • Registro dell'Ads
  • Chiarimenti del Tribunale di Monza al D.G.R. 3540 del 30/05/2012
  • Nomina di più Ads
  • Compenso dell'Ads
  • Beneficiario titolare di imprese
  • Amministrazione - Norme di legge
  • Amministrazione - Procedure alla nomina
  • Polizza assicurativa per l'Ads
  • Amministrazione - Procedure periodiche
  • Amministrazione - procedure finali
  • Amministrazione - Badanti e colf
  • Disposizioni sul patrimonio del beneficiario

 

Risorse:

L’esperienza di Pordenone in materia di AdS

Riportiamo l’intervento che Enrico Manzon, Giudice Tutelare del Tribunale di Pordenone, ha tenuto all’interno del convegno del 4 giugno promosso a Monza il 4 giugno dal progetto Ads “Fianco a Fianco”. Il Giudice Tutelare illustra l’esperienza di Pordenone in materia di Ads: la premessa di metodo, gli strumenti operativi e i principi che l’hanno resa una “prassi virtuosa”.

 

1. Con la L. 6/2004 la protezione giuridica delle persone deboli è entrata in una nuova era.
Spettro, flessibilità ed efficacia del nuovo istituto giuridico dell'amministrazione di sostegno forniscono infatti a questa categoria di soggetti di diritto un'ampiezza di tutela incomparabilmente diversa e maggiore rispetto agli istituti tradizionali dell'interdizione/inabilitazione. Si può dire che con questa legge si sono finalmente "presi sul serio" i diritti delle persone prive in tutto ovvero in parte di autonomia, sia psichica che fisica.


 

2. La legge si è tuttavia calata in una realtà operativa, quale quella della giustizia ordinaria italiana, in grave difficoltà. Con questa realtà ha dovuto e deve misurarsi.
Varie sono state le risposte che i Tribunali hanno dato alle nuove esigenze che la legge ha posto, prima fra tutte la necessità di trattare un volume rilevante ed inusitato di "utenza non professionale" e dunque interagire con essa. Il Tribunale di Pordenone ha accettato questa sfida multiproblematica, costruendo "mattone su mattone", step by step, una "prassi virtuosa".


 

3. Alla base del sistema operativo congegnato vi è una premessa di metodo: non esiste soluzione alla necessità di dare la "miglior attuazione possibile" alla L. 6/2004 che prescinda dal lavoro integrato del Tribunale (Dirigenza/Ufficio tutelare), dell'Ente locale (Ambiti socio assistenziali/Comuni-Politiche sociali) e delle associazioni di volontariato.
Per legge (ruolo istituzionale) ovvero per necessità (scarsità di risorse materiali/umane) si tratta di tre "attori" senza i quali la mise en scène de la pièce non può essere realizzata.
I links tra i protagonisti sono poi stati sul piano formale creati con agreements (protocolli d'intesa).


 

4. Il sistema operativo si concretizza in due STRUMENTI e si fonda su due PRINCIPI.

I DUE STRUMENTI

A- Gli Sportelli.
Aperti presso sedi giudiziarie (Tribunale, ufficio del Giudice di Pace) o di altro tipo (sedi associative), utilizzano personale prevalentemente volontario ed hanno come principali funzioni:

  • promozione dei valori dell'AdS;
  • assistenza all'utenza (AdS famigliari/volontari), dalla presentazione del ricorso al rendiconto annuale alle istanze per la straordinaria amministrazione.

In sostanza la mission degli sportelli è:

  • creare una "consapevolezza diffusa" delle opportunità che la legge dà ai soggetti svantaggiati ed alle loro famiglie;
  • non lasciare soli davanti all' "Autorità" gli amministratori di sostegno.

B- Gli Elenchi di Ambito.
Istituiti presso ogni ambito socio-assistenziale, gestiti (direttamente o indirettamente) dall'Ente locale, vi si iscrivono le persone, adeguatamente preselezionate/formate, che offrono la propria disponibilità ad assumere l'incarico di AdS, qualora la, più comunemente utilizzata, risorsa famigliare/para famigliare non esiste ovvero è inidonea.


I DUE PRINCIPI

1) Nel sistema pordenonese prevale il "volontariato puro", sia negli Elenchi sia negli Sportelli.

Negli Elenchi:

  • parafrasando il brocardo sulla tutela, Administrator datur personae. Solo chi per libera scelta ed ovviamente avendone i requisiti (di norma non professionali/speciali) si dedica all'incarico può conseguire il risultato che la legge prefigge all'istituto. Il coinvolgimento delle professioni (soprattutto avvocati e commercialisti) è indispensabile/inevitabile, ma dev'essere limitato ai casi di effettiva necessità (patrimoni ingenti; specifiche esigenze di tutela giuridica/giudiziaria). D'altro canto la "gratutità" del munus è regola di diritto positivo (artt. 411, primo comma, 379, primo comma, Cod. civ.) Le nomine "istituzionali" (Sindaco/Assessore) devono al più essere un "paracadute", un' extrema ratio, allorchè non sia possibile risolvere altrimenti la questione della nomina dell'AdS.
    Le nomine "seriali" (più di due, massimo tre per persona fisica) vanno evitate.


Negli Sportelli.

  • Coordinamento interno, contatto con l'utenza (ascolto/assistenza), rapporti con il GT, insomma la "parte nobile" dell'attività di Sportello va riservata ai volontari. Il personale retribuito (dell'Ente locale; delle Associazioni di volontariato) deve occuparsi del back office, della segreteria, insomma va confinato nel recinto delle attività ausiliarie ed esecutive. Solo con questa ripartizione di ruoli si può ottenere il massimo risultato di servizio all'utenza.

2) L'organico dell'Ufficio tutelare (giudici; personale di cancelleria) deve essere adeguato alle esigenze operative.
L'AdS è una misura di protezione giudiziaria riservata al giudice tutelare, che dunque ne è il deus ex machina. Se l'ufficio tutelare, nel suo complesso, non è almeno sufficientemente dotato, questo deus riesce a fare poco, diventa un "comune mortale", se non addirittura, nei casi peggiori, una persona "diversamente abile".
Il sistema pordenonese offre l'opportunità, mediante l' outsourcing, di dare il Servizio richiesto, ma il vero punto di partenza, la vera base di tutto, è l'adeguatezza organizzativa dell'Ufficio tutelare, progessivamente disposta dai Dirigenti giudiziari succedutisi.
Senza questa condizione non c'è progettualità, non c'è operatività, il sistema non può funzionare.


 

5. Al fondo, e per concludere l'analisi di questa "prassi virtuosa" di attuazione della L. 6/2004, vi è una questione di judicial policy, di scelte, di gerarchia di valori.
Si tratta di sancire, non con le parole, ma con i fatti (progetti organizzativi, scelte tabellari, accordi inter-istituzionali, coinvolgimento del volontariato) che la protezione giuridica delle persone deboli è una priorità. l panorama che offre il sistema giudiziario italiano a più di otto anni dalla creazione legislativa dell' AdS non è in tal senso confortante, al Nord come al Sud, nelle sedi più grandi ed in quelle più piccole.
Vi sono soltanto un buon numero di "isole felici". Da queste dobbiamo partire, affinchè l'arcipelago diventi tanto grande quanto serve.
In questa direzione le leggi regionali, quali quelle dell'Emilia Romagna, del Friuli Venezia Giulia, della Provincia Autonoma di Trento, sono un supporto importante. Esse infatti, integrando quella nazionale e configurandone gli strumenti attuativi con relative risorse finanziarie, possono decisivamente contribuire allo "sblocco operativo" dell'istituto e così togliere l'alibi principale dei Tribunali renitenti ossia quello della, pur effettiva, scarsità, se non inesistenza, delle risorse da destinare a questo settore di intervento.
In ogni caso, bisogna avere la consapevolezza che la giustizia è "una proprietà comune come l'acqua dei pozzi" (Voltaire, Candide).
Bisogna dunque avere la convinzione che i Tribunali, dove questi pozzi si trovano, vadano aperti talchè tutti ne possano attingere, ma prima degli altri chi di questa acqua ha più sete.

Enrico Manzon - Giudice Tutelare Tribunale di Pordenone

La rete si allarga

Il 13 dicembre 2010, con la sottoscrizione del protocollo di rete, ANFFAS Seregno è entrata a far parte dei soggetti attuatori del progetto “Fianco a Fianco”. Il progetto Ads della Provincia di Monza e Brianza offre un cordiale benvenuto ad una delle Associazioni più rappresentative del mondo della fragilità, con la quale si condividerà un cammino che si immagina fecondo di risultati concreti, ma anche occasione di crescita culturale ed umana". Riportiamo le parole di Mariagrazia Crippa, presidente di ANFFAS Seregno che illustrano perché l’associazione ha deciso di far parte della rete di Associazioni di Volontariato che promuovono il progetto “Fianco a Fianco”.

Nel mese di ottobre del 2010 in un incontro cittadino Anffas di Seregno ha trattato il tema del "Dopo di noi" affrontando quegli aspetti che maggiormente preoccupano i genitori e famigliari delle persone con disabilità e precisamente tentando di rispondere alle domande più frequenti che assillano i genitori con persone con disabilità quali: che ne sarà di nostro figlio quando noi non ci saremo più? Chi lo accudirà? Chi avrà cura della sua persona e soprattutto del suo esistere?

Il "dopo di noi" è senz'altro frutto di una somma di più problematiche e quindi di aspetti, se si vuole, residenziali, ma anche patrimoniali: la persona con disabilità di quale risorse potrà usufruire? Chi continuerà ad occuparsi di lei? Dove abiterà e con chi abiterà e in quale situazione?

Queste sono domande a cui cooperative, associazioni hanno tentato di dare una risposta concreta, cercando di organizzare gruppi, case-famiglia e pensando a soluzioni staccate in parte o in tutto dal contesto sociale in cui le persone con disabilità vivono.

La Legge 6 del 2004 è un tentativo di soluzione del problema che però incontra alcune difficoltà di applicazione. La figura dell'amministratore di sostegno, che la citata legge contempla a tutela della persona con disabilità, si deve confrontare con un problema molto pratico: se, sulla carta, è stato acquisito un buono strumento giuridico, non è stato ancora risolto il problema di avere persone a sufficienza, che, dopo i genitori, siano disponibili ad assumere il ruolo di amministratori di sostegno.

I Giudici tutelari sanno benissimo che, quando hanno bisogno di un volontario, tutore o amministratore di sostegno, spesso incontrano parecchie difficoltà in quanto non è facile trovare volontari che vogliano assumere questo ruolo. I genitori sono i primi ad essere nominati amministratori di sostegno dei loro figli, ma non sono immortali.

Anffas, sentite le paure di tanti genitori, aveva evidenziato un'insufficiente cultura su questo tipo di volontariato e si era posta come obiettivo la sensibilizzazione e la formazione sul ruolo e sulla figura dell'amministratore di sostegno, dopo i genitori.


E' questo il motivo per cui Anffas ha accolto la proposta di far parte della rete di associazioni di volontariato che promuove il progetto "Fianco a Fianco". Tale progetto è una risposta concreta al bisogno di formazione delle persone che svolgono o intendono svolgere la funzione di Amministratore di Sostegno.


Mariagrazia Crippa - presidente ANFFAS ONLUS SEREGNO

 

ANFFAS ONLUS SEREGNO - via Comina . Seregno - Tel .0362/234373 - mail :Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Perché “Fianco a Fianco”

Fianco a Fianco è il nome del neonato progetto Ads nella provincia di Monza e Brianza, promosso da 12 associazioni rappresentanti tutte le fragilità nel territorio. Chiarella Gariboldi, dell’Associazione Stefania, capofila del progetto e Francesca Biella, referente operativo ne illustrano le motivazioni, il percorso, gli obiettivi e le azioni. Spiegano anche il perché della scelta del nome.

Il progetto rappresenta la contestualizzzione sul territorio della Provincia di Monza e Brianzadi una più ampia iniziativa, promossa a livello regionale da Fondazione Cariplo, Coordinamento dei Centri di Servizi della Lombardia e Comitato di Gestione dei fondi per il volontariato per la Lombardia, in partnership con le Associazioni "Oltre noi...la vita" e "Ledha" e con il sostegno di Regione Lombardia.

I nuovi orizzonti della protezione giuridica delle persone fragili disegnati dalla Legge 6 del 2004 che istituisce, con la figura dell'Amministratore di Sostegno, una nuova misura di protezione per le "persone prive in tutto o in parte di autonomia" (art.1), hanno offerto uno stimolo significativo per il mondo del volontariato a "fare la propria parte" per favorire la piena realizzazione dello spirito della legge, che promuove una nuova cultura dei diritti per le persone fragili.

Diversi sono infatti i soggetti della comunità locale coinvolti nel processo di costruzione di una rete di protezione che possa garantire alle fasce deboli della popolazione il pieno esercizio dei propri diritti di cittadinanza: le famiglie, le Istituzioni pubbliche (Comuni, Province, ASL, Tribunali), i gestori di servizi socioassistenziali e sociosanitari, gli Ordini professionali, i soggetti del Terzo settore e il mondo del volontariato.

Nasce così la rete delle Associazioni di volontariato che promuove il progetto "Fianco a Fianco", consapevole che la figura dell'Amministratore di Sostegno interpella il mondo del volontariato nella sua vocazione di "prendersi cura delle persone". Fare la propria parte vuole dire quindi mettersi al fianco delle persone fragili, dei loro famigliari, dei servizi, delle Istituzioni, degli stessi Amministratori di Sostegno.

La rete comprende oggi 12 Associazioni che rappresentano tutte le aree di fragilità, ciascuna delle quali si è impegnata a svolgere il proprio ruolo attivo con la sottoscrizione di un protocollo di intesa, ed ha affidato alla Associazione Stefania di Lissone il ruolo di capofila della rete e di leadership del progetto.

Fin qui la storia e le motivazioni. Nei due anni di lavoro che ci attendono vogliamo perseguireobiettivi concreti, capaci di creare sul territorio servizi stabili di supporto e sostegno alla protezione giuridica delle persone fragili, attraverso la messa a sistema di tutte le energie e le iniziative realizzate dai soggetti istituzionali e del privato sociale in una logica di rete, dove ciascuno mette in campo le proprie competenze e capacità secondo una comune finalità.

Questo obiettivo passa attraverso attività concrete quali:

  • la informazione e formazione per le famiglie, gli operatori sociali, i volontari
  • la sensibilizzazione del territorio per reperire volontari disposti ad assumere il compito di Amministratore di Sostegno
  • la formazione delle persone che svolgono o intendono svolgere la funzione di Amministratore di Sostegno
  • la realizzazione di un supporto consulenziale per gli Amministratori di Sostegno a supporto delle diverse e complesse funzioni che sono chiamati a svolgere

Con la consapevolezza che quella che ci proponiamo non è una sfida facile, ma con la convinzione che il nostro territorio è in grado di esprimere le energie necessarie per costruire un sistema di protezione giuridica stabile e duraturo, vogliamo concludere richiamando le motivazioni che hanno portato la rete di associazioni a chiamare il Progetto Ads della Provincia di Monza e Brianza "Fianco a Fianco"

Per una ragione importante .........

La volontà di tutte le organizzazioni aderenti di promuovere e sostenere il principio fondamentale di questa legge ovvero rispettare la dignità della persona fragile standogli accanto, prendendosi cura di lei senza sostituirsi a lei.

Un principio che va ben al di là di semplici obblighi amministrativi ma che coinvolge l'AdS in un progetto di vita pensato e realizzato con la persona fragile.

Ma proprio perché questo istituto considera la persona fragile nella sua interezza le stesse persone fragili devono essere accompagnate in questa scelta, i familiari devono essere aiutati a comprendere il senso di questa legge e a non averne timore e gli amministratori di sostegno non devono essere lasciati soli davanti a questo compito.

Da qui anche il titolo del nostro progetto "Fianco a Fianco"

  • A fianco delle persone fragili
  • A fianco dei familiari
  • A fianco degli amministratori di sostegno
  • A fianco dei servizi

Fianco a Fianco le associazioni, il terzo settore, gli enti pubblici.Fianco a Fianco come cittadini di una società civile.

Chiarella Gariboldi - Associazione Stefania - capofila di progetto
Francesca Biella - referente operativo

 

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