L’esperienza di Pordenone in materia di AdS

Riportiamo l’intervento che Enrico Manzon, Giudice Tutelare del Tribunale di Pordenone, ha tenuto all’interno del convegno del 4 giugno promosso a Monza il 4 giugno dal progetto Ads “Fianco a Fianco”. Il Giudice Tutelare illustra l’esperienza di Pordenone in materia di Ads: la premessa di metodo, gli strumenti operativi e i principi che l’hanno resa una “prassi virtuosa”.

 

1. Con la L. 6/2004 la protezione giuridica delle persone deboli è entrata in una nuova era.
Spettro, flessibilità ed efficacia del nuovo istituto giuridico dell'amministrazione di sostegno forniscono infatti a questa categoria di soggetti di diritto un'ampiezza di tutela incomparabilmente diversa e maggiore rispetto agli istituti tradizionali dell'interdizione/inabilitazione. Si può dire che con questa legge si sono finalmente "presi sul serio" i diritti delle persone prive in tutto ovvero in parte di autonomia, sia psichica che fisica.


 

2. La legge si è tuttavia calata in una realtà operativa, quale quella della giustizia ordinaria italiana, in grave difficoltà. Con questa realtà ha dovuto e deve misurarsi.
Varie sono state le risposte che i Tribunali hanno dato alle nuove esigenze che la legge ha posto, prima fra tutte la necessità di trattare un volume rilevante ed inusitato di "utenza non professionale" e dunque interagire con essa. Il Tribunale di Pordenone ha accettato questa sfida multiproblematica, costruendo "mattone su mattone", step by step, una "prassi virtuosa".


 

3. Alla base del sistema operativo congegnato vi è una premessa di metodo: non esiste soluzione alla necessità di dare la "miglior attuazione possibile" alla L. 6/2004 che prescinda dal lavoro integrato del Tribunale (Dirigenza/Ufficio tutelare), dell'Ente locale (Ambiti socio assistenziali/Comuni-Politiche sociali) e delle associazioni di volontariato.
Per legge (ruolo istituzionale) ovvero per necessità (scarsità di risorse materiali/umane) si tratta di tre "attori" senza i quali la mise en scène de la pièce non può essere realizzata.
I links tra i protagonisti sono poi stati sul piano formale creati con agreements (protocolli d'intesa).


 

4. Il sistema operativo si concretizza in due STRUMENTI e si fonda su due PRINCIPI.

I DUE STRUMENTI

A- Gli Sportelli.
Aperti presso sedi giudiziarie (Tribunale, ufficio del Giudice di Pace) o di altro tipo (sedi associative), utilizzano personale prevalentemente volontario ed hanno come principali funzioni:

  • promozione dei valori dell'AdS;
  • assistenza all'utenza (AdS famigliari/volontari), dalla presentazione del ricorso al rendiconto annuale alle istanze per la straordinaria amministrazione.

In sostanza la mission degli sportelli è:

  • creare una "consapevolezza diffusa" delle opportunità che la legge dà ai soggetti svantaggiati ed alle loro famiglie;
  • non lasciare soli davanti all' "Autorità" gli amministratori di sostegno.

B- Gli Elenchi di Ambito.
Istituiti presso ogni ambito socio-assistenziale, gestiti (direttamente o indirettamente) dall'Ente locale, vi si iscrivono le persone, adeguatamente preselezionate/formate, che offrono la propria disponibilità ad assumere l'incarico di AdS, qualora la, più comunemente utilizzata, risorsa famigliare/para famigliare non esiste ovvero è inidonea.


I DUE PRINCIPI

1) Nel sistema pordenonese prevale il "volontariato puro", sia negli Elenchi sia negli Sportelli.

Negli Elenchi:

  • parafrasando il brocardo sulla tutela, Administrator datur personae. Solo chi per libera scelta ed ovviamente avendone i requisiti (di norma non professionali/speciali) si dedica all'incarico può conseguire il risultato che la legge prefigge all'istituto. Il coinvolgimento delle professioni (soprattutto avvocati e commercialisti) è indispensabile/inevitabile, ma dev'essere limitato ai casi di effettiva necessità (patrimoni ingenti; specifiche esigenze di tutela giuridica/giudiziaria). D'altro canto la "gratutità" del munus è regola di diritto positivo (artt. 411, primo comma, 379, primo comma, Cod. civ.) Le nomine "istituzionali" (Sindaco/Assessore) devono al più essere un "paracadute", un' extrema ratio, allorchè non sia possibile risolvere altrimenti la questione della nomina dell'AdS.
    Le nomine "seriali" (più di due, massimo tre per persona fisica) vanno evitate.


Negli Sportelli.

  • Coordinamento interno, contatto con l'utenza (ascolto/assistenza), rapporti con il GT, insomma la "parte nobile" dell'attività di Sportello va riservata ai volontari. Il personale retribuito (dell'Ente locale; delle Associazioni di volontariato) deve occuparsi del back office, della segreteria, insomma va confinato nel recinto delle attività ausiliarie ed esecutive. Solo con questa ripartizione di ruoli si può ottenere il massimo risultato di servizio all'utenza.

2) L'organico dell'Ufficio tutelare (giudici; personale di cancelleria) deve essere adeguato alle esigenze operative.
L'AdS è una misura di protezione giudiziaria riservata al giudice tutelare, che dunque ne è il deus ex machina. Se l'ufficio tutelare, nel suo complesso, non è almeno sufficientemente dotato, questo deus riesce a fare poco, diventa un "comune mortale", se non addirittura, nei casi peggiori, una persona "diversamente abile".
Il sistema pordenonese offre l'opportunità, mediante l' outsourcing, di dare il Servizio richiesto, ma il vero punto di partenza, la vera base di tutto, è l'adeguatezza organizzativa dell'Ufficio tutelare, progessivamente disposta dai Dirigenti giudiziari succedutisi.
Senza questa condizione non c'è progettualità, non c'è operatività, il sistema non può funzionare.


 

5. Al fondo, e per concludere l'analisi di questa "prassi virtuosa" di attuazione della L. 6/2004, vi è una questione di judicial policy, di scelte, di gerarchia di valori.
Si tratta di sancire, non con le parole, ma con i fatti (progetti organizzativi, scelte tabellari, accordi inter-istituzionali, coinvolgimento del volontariato) che la protezione giuridica delle persone deboli è una priorità. l panorama che offre il sistema giudiziario italiano a più di otto anni dalla creazione legislativa dell' AdS non è in tal senso confortante, al Nord come al Sud, nelle sedi più grandi ed in quelle più piccole.
Vi sono soltanto un buon numero di "isole felici". Da queste dobbiamo partire, affinchè l'arcipelago diventi tanto grande quanto serve.
In questa direzione le leggi regionali, quali quelle dell'Emilia Romagna, del Friuli Venezia Giulia, della Provincia Autonoma di Trento, sono un supporto importante. Esse infatti, integrando quella nazionale e configurandone gli strumenti attuativi con relative risorse finanziarie, possono decisivamente contribuire allo "sblocco operativo" dell'istituto e così togliere l'alibi principale dei Tribunali renitenti ossia quello della, pur effettiva, scarsità, se non inesistenza, delle risorse da destinare a questo settore di intervento.
In ogni caso, bisogna avere la consapevolezza che la giustizia è "una proprietà comune come l'acqua dei pozzi" (Voltaire, Candide).
Bisogna dunque avere la convinzione che i Tribunali, dove questi pozzi si trovano, vadano aperti talchè tutti ne possano attingere, ma prima degli altri chi di questa acqua ha più sete.

Enrico Manzon - Giudice Tutelare Tribunale di Pordenone

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